Marco Bellavia, un uomo che va capito

Comunicato di Eleonora Vela

Marco Bellavia è un attore, conduttore televisivo, imprenditore ed ex modello italiano che ha deciso di abbandonare il programma dopo essere stato isolato, discriminato ed umiliato da alcuni concorrenti.

È noto che la televisione sia un grandissimo tritacarne e sopratutto i reality siano affamate di disagi per poi farli esplodere sfruttando il dramma mediatico, questo può turbare profondamente una mente debole e sopratutto una mente con dei precedenti traumi innescati dalla società. Può essere preso come esempio il caso di Manuel Vallicella, morto suicida perché probabilmente non sopportava più questa pressione mediatica che ha influito molto sulla sua salute mentale. Marco Bellavia ha cercato di sfogare i suoi malesseri con i suoi compagni di avventura, che però non hanno saputo dare importanza a questi gridi d’aiuto. Questo fa riflettere su come l’importanza della salute mentale e delle difficoltà psichiche siano sovrastate da un giudizio morale o di valore: per la società, ancora oggi, se soffri di problemi mentali sarai etichettato come strano, debole e impreparato alla vita. Ma tutti dovremmo ricordare e riflettere che una società, affinché esisteranno queste problematiche, non potrà mai essere del tutto sana.

@EleonoraVela

Il tema su cui ci si deve soffermare sono i disagi mentali che accompagnano quest’uomo, che doveva essere capito e supportato, il suo era un grido d’aiuto che nessuno ha ascoltato. Che siano stati i più giovani – ovvero  Antonella Fiordalisi Luca Salatino e George Ciupilan – a supportare Marco Bellavia nelle difficoltà psicologiche vissute al Grande Fratello VIP è (forse) indicativo. O meglio, vogliamo sperare che lo sia. Vogliamo sperare che il gran parlare che si è fatto di ” Salute Mentale” proprio tra i più giovani sulle piattaforme, da Instagram e TikTok, abbia dato i suoi frutti, ovvero che sia servito ad abbattere lo stigma che c’è attorno ai disturbi mentali, almeno tra coloro che sono poco più che ventenni. Perché, sebbene voi possiate legittimamente chiedervi chi diamine siano Antonella, Luca e George (in virtù della loro aleatoria professione di, rispettivamente, “ex schermitrice”, “ex tronista di Uomini e Donne ed “ex concorrente de “Il Collegio”) va loro riconosciuto che sono stati gli unici ad insistere in un approccio di dialogo nei confronti del concorrente 57enne, ritiratosi dal gioco a causa di “problemi d’ansia”. Problemi tali da farlo rinvenire sdraiato per terra, sul pavimento del loft, nell’indifferenza generale (e profondamente crudele) dei coinquilini. Ovvero problemi tali da rivelarsi più gravi del previsto, più gravi di quanto preventivato dalla produzione del reality show di Canale 5. 

Che i tabù riguardanti la salute mentale abbiano goduto per troppo tempo di buona salute, lo dice la scienza: la propensione della società è stata, fino ad oggi, quella di nutrire un atteggiamento di respingenza nei confronti del malessere psicologico. Ed è proprio per questo che, tra le tante battaglie per i diritti che sono in corso in quest’epoca – che vive, mediaticamente e non solo, sotto la la bandiera dell’inclusività – c’è anche quella che mira a “normalizzare” il racconto della sofferenza mentale, spogliandolo tanto di discriminazione quanto di retorica. 

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